Attualità
Verità giudiziaria e giudizio politico
Premesso che la presunta trattativa Stato-Mafia mi è sempre sembrata avere la stessa attendibilità dei complotti della Spectre nei film di 007, francamente trovo assai discutibili certi commenti dopo la sentenza che ha assolto Calogero Mannino. Sono commenti che continuano a confondere due piani, quello giudiziario e quello politico. Si può avere il giudizio peggiore su uomini e vicende della storia politica italiana passata e recente (ed io sono tra questi) ma ciò non significa che questo giudizio corrisponda a reati commessi. Perché il nostro sistema giudiziario, che è espressione di un regime democratico, può solo perseguire reati, che hanno colpevoli con nomi, cognomi ed indirizzi, non tramutare in reati giudizi politici e storici come spesso ha cercato di fare una parte della magistratura italiana e il sistema mediatico giustizialista che prospera attorno ad essa. Giudizi politici che non reggono, come è giusto che sia, i dibattimenti nelle aule giudiziarie.
Che cosa sono le nuvole
In ricordo di Pier Paolo Pasolini
Ho pensato, come tanti, a scrivere qualcosa sui quarant’anni della morte di Pasolini…tutto mi sembrava però poco, riduttivo. Ed allora ecco la scena finale di uno dei suoi film, forse tra i meno noti, “Che cosa sono le nuvole” con un cast straordinario (Totò, Ciccio e Franco, Ninetto Davoli, ecc.) e questo cameo del giovane Modugno che interpreta un operaio della nettezza urbana che raccoglie i resti di due burattini che hanno appena interpretato Otello e Iago e sono stati distrutti dalla furia degli spettatori immedesimatisi nella vicenda della tragedia di Shakespeare. È un film bellissimo che si interroga sulla tradizionale contrapposizione tra realtà e rappresentazione e si chiude con un atto d’amore.
Le parole di Totò-burattino-Iago che, guardando le nuvole vere esclama: “Ah, meravigliosa e straziante bellezza del creato”. Ve lo dedico, amici miei, in ricordo di uno dei più straordinari artisti ed intellettuali del nostro tempo…
Scena finale di: Cosa sono le nuvole
A Napoli con i miei studenti
L’ideologia del rancore e dell’invidia sociale
Pubblicato su “Il Garantista” del 26 ottobre 2015
Ma ci siamo chiesti perché, nonostante da più di vent’anni in Italia il discorso pubblico sia “fissato” sulle coordinate della “moralizzazione” ogni giorno le cronache ci consegnano un quadro desolante di corruzione (vera o presunta) e di comportamenti non etici che investono non soltanto i potenti, politici e “colletti bianchi”, ma anche larghe fasce della società, dagli impiegati che imbrogliano con il cartellino ai falsi invalidi che prendono pensioni come ciechi e poi vengono sorpresi a guidare la macchina.
Insomma, nonostante i Travaglio, i Santoro, i talk show, i giornali di successo e le ondate continue di indignazione on line, la corruzione non solo non diminuisce ma addirittura si ha la sensazione che aumenti giorno dopo giorno, con episodi che ne dimostrano praticamente il carattere di massa.
A mio parere non è soltanto un problema di dissociazione tra comportamento pubblico e comportamento privato (la doppia morale gesuitica è sempre stata di casa dalle nostre latitudini) che pure porta gli impiegati arrestati di Sanremo ad esprimere sulle loro bacheche social il massimo della indignazione contro la “casta politica corrotta” e contemporaneamente truffare lo Stato rubando sul tempo e gli straordinari. Continua a leggere
Il Sindaco Matamoros…
Capitan Matamoros è un personaggio della commedia dell’arte, un fanfarone arrogante quanto al fondo pauroso, millantatore di imprese inesistenti, simbolo della prepotenzadella dominazione spagnola del XV e XVI secolo in Italia. Con le dovute differenze mi è sembrato di rivederlo nei panni del sindaco di Locri, tal Calabrese, che ieri ha fatto il capopopolo da strapazzo in una manifestazione assai seria convocata per difendere l’ospedale e il diritto alla salute dei cittadini.
L’atto con cui si toglie la fascia tricolore, simbolo della istituzione che rappresenta in nome del popolo e della Repubblica italiana, e incita la folla contro una donna che rappresenta un’altra istituzione e poi, non contento, sui social attacca un’altra donna, rappresentante di un’altra istituzione ancora, è la rappresentazione plastica di questa arroganza insopportabile. Continua a leggere
Come affrontare la crudeltà della morte
Pubblicato su “Il Garantista” del 15 ottobre 2015
Un ragazzo di 17 anni della nostra città si è tolto la vita.
Era un ragazzo normale, con il volto fresco dei nostri figli, con gli stessi problemi, gli stessi pregi, gli stessi difetti. A quanto mi dicono andava bene a scuola e tutti gli volevano bene. Questa morte inspiegabile ci colpisce e ci atterra. Come genitori, come educatori. E ci dice come il male di vivere sia il virus più terribile della nostri tempi.
Pensare che dietro ai volti freschi e pieni di vita dei nostri ragazzi possa esserci il desiderio annullante della morte è agghiacciante.
Ci rappresenta il fallimento della stessa possibilità di avere fiducia nel futuro, l’impotenza di fronte alla crudeltà della morte, l’inaccettabilità dell’assenza di una persona cara, che pensavamo dovesse sopravviverci. E ci rammarichiamo di non avere capito, di non avere parlato, di non avere fatto. E non sappiamo che dire e come consolare ciò che non può essere consolato da nessuna parola. Continua a leggere
La banalità della prepotenza mafiosa
Pubblicato su “Il Garantista” del 14 ottobre 2015
Ci sono due cose che mi sconvolgono nella ricostruzione che gli inquirenti hanno fatto del barbaro omicidio del piccolo Cocò, di suo nonno e della sua compagna.
La prima che il nonno, sapendo di essere sotto tiro, non esitasse ad usarli come scudi.
La seconda che i killer, con grande freddezza, non hanno esitato ad ucciderli lo stesso, puntando la pistola alla tempia del bambino e bruciando il tutto.
Non so spiegarmi quale livello di indifferenza abbia potuto generare una forma così drammatica di cinismo, di distacco da ogni forma di empatia umana.
Gratta gratta mafia e ‘ndrangheta, nel loro assurdo cinismo, sono soprattutto questo: assoluta indifferenza e banale pretesa di prepotenza. Altro che onore e rispetto.
La sindrome di Iago
La cattiveria è un elemento fondante della natura umana, ma ce n’è una specie di tipo particolare, quella rappresentata magistralmente da Shakespeare nel personaggio di Iago in “Otello”.
Iago è cattivo in sé, senza alcuna ragione evidente, gode della sua perfidia che si nutre di un sentimento assurdamente complesso come l’invidia.
Iago è quello che riesce a rovesciare la realtà, trasformando la verità in falsità, l’innocenza in colpevolezza, presentandosi proprio lui, l’essenza stessa della malvagità, come un campione di bontà agli occhi del credulone Otello.
La vicenda di Otello è in fondo la metafora dei tempi correnti, in cui tanti piccoli e grandi Iago operano per rovesciare la realtà presentandosi come i migliori degli uomini, gli inflessibili moralizzatori di un mondo presentato indifferentemente come tutto corrotto. E le vittime sono i tanti Otello creduloni e le innocenti Desdemona e quello stesso mondo nel quale i veri corrotti continueranno a prosperare.
Il folle caso della scoperta dell’America
Il 12 ottobre del 1492 un sognatore lucidamente folle, un emigrato italiano in Spagna, sbarcò per la prima volta su una terra sconosciuta che geografi forse per dispetto chiameranno anni poi col nome di un altro navigatore italiano, tra l’altro suo amico, America. Si chiamava Cristoforo Colombo. Questo grande marinaio genovese cercava una rotta per raggiungere le Indie da Ponente. Sapeva, da marinaio che aveva percorso per anni l’Atlantico, che la terra era a poche miglia marine, nonostante tutti gli scienziati del tempo sostenessero (ed avevano ragione) che la circonferenza della Terra fosse molto più ampia di quella pensata dall’antico geografo Tolomeo e ripresa dal cartografo fiorentino Paolo Dal Pozzo Toscanelli (teorie che invece Colombo credeva corrette). Colombo, dunque, aveva torto teoricamente ma aveva ragione empiricamente. Da marinaio “sapeva” che quell’Oceano non era tanto grande da non potere essere attraversato come dicevano coloro che la geografia la studiavano solo sui libri. Avevano invece ragione gli scienziati che avevano esaminato e bocciato il suo progetto, dicendogli che le coste più orientali dell’Asia erano molto più lontane di quanto dicesse. Avevano entrambi torto perché non sospettavano che tra Asia ed Europa ci fosse un altro immenso continente. A dimostrazione che i grandi cambiamenti della storia umana nascono, spesso, da fortunate casualità e da vistosi errori teorici.
Per fare politica ci vuole la politica
Pubblicato su “Il Garantista” del 10 ottobre 2015
Le dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino sono l’ennesima dimostrazione del grande equivoco in cui si dimena il nostro dibattito pubblico.
Affermare che per potere governare comuni, regioni o nazioni sia sufficiente essere persone perbene ed oneste, come se questo non fosse nient’altro che un prerequisito, sta dimostrando tutta la sua vacuità. Si continua a non comprendere una cosa elementare: che per fare politica ci vuole la politica.
Ignazio Marino, invece, sono anni che si candida dappertutto da “non politico”: come senatore, come segretario del PD e come sindaco di Roma.
Peccato che quando si tratta di “fare politica” non sono sufficienti i master americani e i proclami al vento, soprattutto quando si devono fronteggiare crisi enormi come quella che ha investito Roma dopo l’inchiesta “Mafia Capitale”. Continua a leggere