Costume

Grazie a tutti per gli auguri

Buon Compleanno per i 52 anni

Carissimi amici,

è davvero un  grande piacere ringraziarvi tutti per gli auguri che avete voluto rivolgermi per il mio compleanno. Siete stati tantissimi e non ce la faccio davvero a ringraziarvi tutti uno ad uno come vorrei. Sono 52, l’età in cui la vita trascorsa comincia ad essere più grande di quella da trascorrere. Ma il fatto stesso che tantissimi di voi hanno voluto perdere qualche secondo del proprio tempo per farmi gli auguri è una gran bella cosa e mi dà speranza, che parole come cortesia, gentilezza, solidarietà non sono diventate vuote. Nonostante tutto. Grazie e buon futuro a tutti.

L’emergenza male-educativa

Studente violento contro professore a Siena

A quel ragazzetto di Lucca che insolentisce e minaccia il suo professore c’è poco da dire. È un maleducato nel senso letterale del termine. Educato male dai suoi genitori, che non gli hanno insegnato il rispetto per gli altri, prima che per gli adulti. Punirlo è necessario ma dubito sarà sufficiente e lo farà cambiare, perché forse è già perduto.
Bisognerebbe riflettere sulle responsabilità, ma io ne vedo una, collettiva.
Abbiamo vezzeggiato i nostri figli scambiando l’amore che dobbiamo loro con accondiscendenza, con disponibilità a dargli tutto senza passione e soprattutto a dargli sempre ragione. Abbiamo fatto un grande danno. Non sanno, questi ragazzi, che prima o poi la vita presenterà il conto e sarà salato.
Perché c’è sempre uno più bullo che ti bullizza.
Dall’altra parte noi, insegnanti, abbiamo cessato di amare questo mestiere: parliamo solo di orari, di algoritmi, di trasferimenti, di professionalità docente o, al massimo, ci sorbiamo un corso di aggiornamento e pensiamo di avere imparato la didattica.
Abbiamo cessato di amare tutti. Al massimo ci indigniamo. E quando non c’è amore emerge solo il rancore, la presunzione, la supponenza, il vittimismo, tutte cose sulle quali non si costruisce nulla, a cominciare dall’educazione.

Lectio Magistralis di Mogol presso l’IIS di San Marco Argentano

Mogol a San Marco Argentano

Oggi presso l’IIS di San Marco con il Maestro Mogol, che ha tenuto una lezione sul cammino della musica e della canzone popolare (il pop) nel dopoguerra. Una lezione di straordinario spessore culturale e umano. Straordinari i nostri ragazzi, che hanno partecipato con performance musicali, lavori di gruppo e tante domande. Una bella giornata.

Mogol a San Marco Argentano 2Mogol a San Marco Argentano 3

Il testo del mio intervento di introduzione alla lectio magistralis di Mogol

Mogol organizzatore culturale dell’Italia del dopoguerra

Mi sia consentito innanzitutto ringraziare tutti per questa giornata, a cominciare dal Maestro Mogol che ci onora con la sua presenza, dalla Dirigente Scolastica prof.ssa Maria Saveria Veltri che ha sposato con entusiasmo e ha reso possibile l’iniziativa di oggi, i colleghi (saluto qui, per tutti, la cara Selene Falcone che è l’anima organizzativa di questa scuola) che hanno lavorato nelle classi, gli studenti e tutti coloro che si sono impegnati per offrirci il loro contributo stamattina.
Ringrazio, infine, la cara Claudia Battaglia, componente della struttura della Presidenza della Giunta Regionale che, con i suoi buoni uffici, ha reso possibile la presenza di Mogol tra noi.
Già la nostra dirigente ci ha detto, molto bene, il significato educativo e didattico della lezione che il Maestro ci terrà oggi.
Io mi limiterò ad offrire, e spero di riuscirci, soltanto qualche spunto di riflessione sul ruolo che Giulio Rapetti Mogol ha svolto e continua a svolgere non solo nella storia della canzone ma, più in generale, della cultura italiana.
Innanzitutto una premessa: la canzone italiana, per come è andata delineandosi nel corso di un secolo e mezzo di storia unitaria, ha svolto e svolge la stessa funzione che ha svolto il melodramma nell’Ottocento ed è andata sostituendosi ad esso nei consumi culturali nazionali e popolari soprattutto nel corso del ’900.
Che le canzoni che accompagnano le varie fasi della nostra vita non sono più soltanto “canzonette”, utilizzando l’espressione autoironicamente dispregiativa di Edoardo Bennato, è ormai chiaro da tempo non soltanto ai critici musicali ma anche a quelli della letteratura italiana.
La canzone italiana è uno dei prodotti più preziosi di quello che una volta veniva definito il “genio italiano” ed ha conquistato un suo posto d’onore nel panorama internazionale accanto ad altri grandi fenomeni musicali di massa come il jazz, il rock, la new wave, la bossa nova, ecc., in quello che possiamo definire con un termine necessariamente generico, pop.
Neppure tanti anni fa, probabilmente, l’idea che le “canzonette” potessero diventare oggetto di studio da parte di critici letterari e “dentro” le scuole, poteva sembrare quasi “blasfemo”. Continua a leggere

La vera questione sulla “rimborsopolli” dei grillini.

Ipocrisia

Roba da strizzacervelli. I parlamentari grilini versano volontariamente parte dei loro stipendi nel fondo per il micro credito alle imprese. Nessuno li forza, è una scelta politica. Come quella dei deputati PD che versano al partito per finanziarne le attività dopo l’abolizione del finanziamento pubblico. Ma alcuni di loro facevano il bonifico, postavano la ricevuta sul loro sito e poi lo revocavano. Il massimo dell’ipocrisia: neanche il coraggio di tenersi soldi già loro. Più che rimborsopoli grillina dovremmo definirla “rimborsopolli”.

Ma la vera questione su questa vicenda è che non sono riusciti a controllare la rendicontazione di una iniziativa sulla quale hanno basato tutta la loro credibilità sin dall’inizio. Sulla quale dovevano necessariamente essere rigorosi: Se non riescono a fare questo sulla loro bandiera di questi anni come possono pensare di governare un Paese ?

Continuate a difenderli ancora quanto volete, fate il conto di quanto hanno dato e quanto non hanno dato, disquisite su mele marce e mele sane. Magari votateli pure. Ma fatelo con la consapevolezza che questi sono, degli incompetenti e pure presuntuosi, oltre che portatori di una cultura qualunquista e reazionaria. Al netto dei rubagalline ipocriti e ciucci persino a rubare che hanno fatto diventare parlamentari della Repubblica Italiana.

Un ricordo di mio nonno Alfio (di Francesco Petrone, mio fratello)

500 lire

Mio nonno materno, Alfio, da Paternò, pur trapiantato a Cosangeles poco meno che trentino (come direbbe Camilleri) conservava questa abitudine di “dare i morti”, come diceva lui a noi nipoti. Ricordo che, bambini, ci metteva in fila e ci regalava una banconota (la ricordate?) da 500 lire ciascuno, che era allora per noi un piccolo tesoro.

Ci si poteva comprare un albo di Topolino, le figurine per l’album dei calciatori o di goldrake e spararne il resto da Ciccio.

Questi era un ambulante, già vecchissimo allora per noi bambini che trasportava a mano (da davanti alla scuola ai giardinetti nei giorni feriali, al piazzale della chiesa alla domenica) un enorme carretto letteralmente ricoperto di ogni cosa potesse attrarre i bambini: da giocattoli di ogni tipo a caramelle e gomme da masticare, sino alle radici di liquirizia da succhiare, e soprattutto le “bombette”.

Erano dei minuscoli petardi a forma di candelotti di dinamite, di carta colorata muniti di miccia con all’interno un piccolo quantitativo di polvere pirica. Si potevano così usare da soli o a gruppi legati insieme con il filo per cucire, per “minare” tutto ciò che piacesse.

Con il resto del Topolino dunque si potevano comprare da Ciccio due gomme a forma di sigaretta, qualche decina di bombette e magari rischiare di vincere qualche altro giocattolo a quella che lui chiamava “a pisca” (ovvero la pesca), estraendo a caso dopo averne comprato il diritto per 50 lire, uno dei rotolini di carta a forma di mini papiro che in numero di alcune decine teneva infissi in una tavoletta di legno con tanti buchi. Dentro potevi leggere se avevi vinto e cosa.

Albi di Topolinohttp://www.dreamstime.com/stock-photo-image33398850

 

Addio bel figlio della commedia italiana…

Gastone Moschin, alias il Melandri, in una scena del film "Amici Miei"

Gastone Moschin, alias il Melandri, in una scena del film “Amici Miei”

In ricordo di Gastone Moschin
“Bella figlia dell’amore,
Schiavo son dei vezzi tuoi,
Con un detto, un detto sol tu puoi
Le mie pene, le mie pene consolar…”.
Addio al Melandri, addio al grande Gastone Moschin, ultimo dei grandi della commedia all’italiana, una cosa seria e colta, capace di citare il “Rigoletto” di Verdi e farlo capire a tutti…
Oggi ? Lasciamo perdere…

In piazza per il #Cosenzapride

Cosenzapride

Oggi sarò in piazza per il Cosenzapride insieme alla delegazione del PD ed ai compagni del GD. Confesso che mi sento come il Gandhi-Pozzetto della “Patata Bollente”… Spiegatelo a chi non riesce a vincere mai i propri pregiudizi e finisce per vivere sempre nella camera oscura delle ipocrisie…

RASSEGNA FOTOGRAFICA

Cosenzapride8 Cosenzapride7 Cosenzapride6 Cosenzapride5 Continua a leggere

A proposito di “Frosparo”: l’ignoranza non va derisa, ma dell’ignoranza, purtroppo, abbiamo cessato di vergognarci…

Peppone e Don Camillo nella scena dell'esame di licenza elementare

Peppone e Don Camillo nella scena dell’esame di licenza elementare

Non ho partecipato al coro dei commenti divertiti né al solito tentativo di buttarla in sociologia da accatto attorno al comizio di “Frosparo” ad Acri.

Rilevo intanto che il soggetto in questione è stato preso sul serio da più di 250 cittadini acresi che lo hanno votato a dispetto o forse anche in ragione del suo comizio alla Cetto La Qualunque che ha inondato il web ed ha anche attirato l’attenzione di autorevoli testate nazionali come il Corsera, Repubblica e Il Sole 24 ore.

Non ho partecipato perché in quei lazzi ci ho visto molto razzismo antimeridionale: noi calabresi dovremmo chiederci perché Cetto La Qualunque Albanese lo ha identificato in un politico calabrese e non in qualche personaggio altrettanto folcloristico della Val Brembana o di qualche comune pedemontano lombardo o veneto. Chi è stato da quelle parti ed ha assistito a qualche comizio potrà certamente confermarvi che ce ne sono di altrettanto esilaranti nel loro dialetto di terroni del Nord. Del resto un partito che sceglie come proprio leader uno come Salvini il cui argomentare non si innalza quasi mai al di sopra dell’eloquio tipico da bar dello sport non è che possa essere assunto a modello letterario. Continua a leggere

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