Costume
Negare il patrocinio al Gay Pride è atto di ipocrisia ispirato da vecchio bigottismo
Non ci convincono per nulla le argomentazioni con le quali il Comune di Cosenza ha negato il proprio patrocinio al Gay Pride che si svolgerà nella nostra città il 1 luglio.
La tolleranza, caro Sindaco Occhiuto, non si enuncia, si pratica.
Dire che Cosenza è una città tollerante e poi negare il patrocinio con la motivazione che non si vuole la “spettacolarizzazione” della preferenza sessuale è il classico tentativo di arrampicarsi sugli specchi.
Evidentemente il Sindaco fa finta di non capire che è proprio la celebrazione dell’”orgoglio” della propria preferenza sessuale lo scopo fondamentale del Gay Pride.
Gay Peide significa non solo dire: “io sono come sono” ma “non mi nascondo, mi mostro come sono”.
Assistiamo quindi alla riproposizione dei vecchi stereotipi che “tollerano” l’omosessualità e la diversità purché se ne stiano ben nascoste e magari si vergognino anche un po’. Della serie “io non sono razzista ma i neri stiano lontano da me”.
La concezione culturale alla base del rifiuto del patrocinio è, quindi, quanto di più conformistico e conservatore ci possa essere. Altro che innovazione.
Da Mario Occhiuto, sindaco di Forza Italia (troppo spesso egli cerca di nasconderlo non avendo forse l’orgoglio della propria appartenenza politica) non ci aspettavamo altro.
Forse questa è una delle poche decisioni politiche non ipocrite assunte in sei anni di sindacatura.
Gratta via la patina del “rivoluzionario visionario” ed esce fuori la solita destra reazionaria e bigotta.
Damiano Covelli (Capogruppo PD Comune di Cosenza)
Gabriele Petrone (Segretario I Circolo PD Cosenza)
Una persona degna di essere ricordata…
Ho conosciuto l’avv. Ernesto D’Ippolito attraverso mio fratello Massimo, che ne è stato allievo nella nobile professione forense. Persona di straordinaria cultura era un piacere conversare con lui. Era profondamente anticomunista ma non ideologico, da buon liberale. Con me si prendeva il gusto di “sfottermi”. Quando mi lamentavo con lui sulla debolezza del “garantismo” nella sinistra amava punzecchiarmi: “Perché nonostante tutte le vostre svolte voi comunisti, sui temi della giustizia, non siete mai stati laici. Anzi non solo sulla giustizia, siete rimasti una Chiesa”.
Per molti aspetti aveva ragione. Di certo si sentirà la sua mancanza in una città come Cosenza che, negli ultimi anni, si è sempre più impoverita e involgarita culturalmente. Anche per questo non possiamo non ricordarlo…
Psicopatologia del fallito esistenziale ai tempi di Internet…
Il fallito esistenziale è uno dei drammi del nostro tempo interconnesso. Prima dell’avvento dei social i falliti al massimo diventavano gli scemi del villaggio, magari circondati dalla solidarietà tollerante dei compaesani. Oggi se ne stanno abbarbicati alla tastiera di Facebook dispensando il loro rancore a piene mani contro tutti coloro che non sono falliti. Perché una cosa non è cambiata: il fallito crede che il suo fallimento sia il frutto di un complotto di tutti contro di lui, che chi ha avuto successo è solo un raccomandato, un imbroglione, un venduto, un lecchino, ecc.. Che solo lui è onesto e puro in un mondo di ladri. E magari ha appena parcheggiato la sua macchina, di cui ha pagato solo la prima rata, nel parcheggio per disabili. L’ideologia del rancore si nutre anche del risentimento sordo e cieco di tanti falliti, di eterni Peter Pan, di gente che è fallita anche nell’esercizio dell’imbroglio. Oggi si ritrovano spesso insieme a tanti altri come loro e a persone, tante, che qualche ragione per essere incazzate ce l’hanno pure e tra di loro si mimetizzano. Con il risultato che stanno trasformando la lotta di classe e per il cambiamento vero in un conflitto individualistico contro tutti i gatti che non riescono a vedere se non bigi. Continuo ad avere per i falliti esistenziali comprensione umana. Per la tolleranza confesso che ci devo lavorare…
Auguri di speranza
Pasqua 2017
Pur essendo profondamente laico spero vogliate accettare i miei auguri per Pasqua. Di questa festa ho sempre apprezzato una cosa che per me è di straordinaria importanza. L’idea che qualunque sia l’abisso in cui l’umanità possa precipitare (morte, distruzioni, persecuzioni, sopraffazioni, ecc.) alla fine c’è sempre la speranza e l’opportunità di risorgere. Non è poi forse proprio questa l’essenza stessa del progressismo ? Buona Pasqua a tutti.
La disonestà imperdonabile…
Ha 21 anni…Oddioooooo…
La pedagogia per il recupero dei webeti
Scusate se insisto, non sono diventato all’improvviso un bacchettone moralista o un moderato doroteo. Sono, invece, profondamente convinto che tutte le persone che non hanno mandato il cervello all’ammasso devono condividere una battaglia pedagogica contro il webetismo, contro coloro cioè che usano i social come sfogatoio di impulsi irrazionali e non come luogo bello, largo, democratico di confronto di idee e posizioni. L’ideologia del bar dello sport c’è sempre stata ma in passato i corpi intermedi (partiti, sindacati, associazionismo, ecc.) svolgevano un efficace ruolo di filtro contro atteggiamenti e situazioni che, se lasciate sole a svilupparsi, alimentavano rabbia e rancore sociale senza sbocchi democratici e di avanzamento reale delle istanze popolari. Ecco perché tutti, pur conservando con determinazione le nostre posizioni politiche e culturali, dobbiamo lavorare perché il dibattito pubblico non degeneri. Quando ciò è accaduto storicamente abbiamo poi dovuto faticosamente raccogliere i cocci. Molto devono fare le classi dirigenti, non c’è dubbio, ma se cominciamo noi non è male.
L’algoritmo “Scarrelli ? Ti banno…”
Sarebbe bello se esistesse un programmino con un algoritmo tipo “Scarrelli? Ti banno” con il quale eliminare inesorabilmente i commenti su Facebook che contengono parole tipo: “zoccola, cornuto, troia, stronzo” e tutti gli insulti conosciuti anche nelle loro versioni dialettali. Stesso dicasi per video, foto e disegnini di dubbio gusto. E magari anche per censire e calmierare i commenti scunchiudenti e fuori tema ma lì la vedo più dura. Insomma sarebbe bello un programma che regoli la buona educazione. Che, però, non dovrebbe avere bisogno di algoritmi per essere applicata…
Burkini
Parto dal presupposto che ognuno, in una società democratica, si può vestire come gli pare. Se una donna si mette addosso uno scafandro per andare al mare solo per seguire precetti religiosi integralisti o le pruderie di mariti insicuri deve essere libera di farlo. Magari, sentendo il caldo, si convincerà che oltre ad essere una gran seccatura, il Burkini è solo una grande cretinata anche un tantino ridicola. E si sa che le ideologie e gli integralismi crollano quando cominciano a far ridere.
L’insostenibile cultura dell’anti…
Viviamo un’epoca per certi aspetti assurda.
Vittorino Andreoli qualche tempo fa la definiva l’epoca dell’uomo pulsionale che ha completamente soppiantato l’uomo moderno figlio della cultura occidentale.
L’identità ha cessato di essere frutto della sedimentazione di culture e si caratterizza come frutto di pulsioni irrazionali, come elemento che scaturisce dalla contrapposizione ad un nemico reale o immaginario che sia.
Nessuno ne è immune, basta guardarsi intorno.
Tutti ce l’hanno con qualcuno o qualcosa, pochi si interrogano su se stessi. Continua a leggere